Una giornata all’Isola di Pianosa

La veduta del porto antico abbandonato

Se siete in Toscana e fate un giro all’Isola D’Elba, sentirete sicuramente parlare dagli elbani stessi delle “Maldive della Toscana”: più di un elbano ha così commentato la mia richiesta di informazioni aggiuntive riguardo l’isola di Pianosa.

Spoiler: Pianosa non corrisponde all’idea che avete delle Maldive, ma questo non significa che non sia una gita bella ed interessante, anzi! Oltre al mare pazzesco, a Pianosa troverete anche storia, mistero e fascino.

Si tratta infatti di un’isola che è stata da pochissimo aperta al turismo, poiché fino a pochi anni fa era adibita a prigione (e tutt’oggi risiedono e lavorano dei detenuti in regime di semi libertà).

Ma procediamo con ordine… come arrivare e cosa sapere per poter visitare l’isola di Pianosa, al largo dell’Elba, all’interno dello splendido territorio toscano.

Acqua no filter a Pianosa

Per visitare l’isola di Pianosa dovete sapere subito che è necessario prendersi una giornata intera: infatti c’è un solo traghetto di andata e uno di ritorno, che parte da Piombino, ferma a Marina di Campo e si dirige a Pianosa. Io l’ho preso proprio da Marina di Campo, perchè mi trovavo già all’Elba ed ho acquistato i biglietti su questo sito ufficiale (Aquavision traghetti).

Il traghetto da Marina di Campo a Pianosa è durato all’incirca un’ora, mare calmo e… avvistamento delfini! All’interno della barca è disponibile il servizio bar.

La mia visita è avvenuta in un giorno post lockdown dunque è possibile che i prezzi fossero diversi dal prezzo pieno che viene riportato sul sito. 

In ogni caso il biglietto del traghetto comprende anche il biglietto d’accesso all’isola di Pianosa e direttamente in nave potete anche scegliere le escursioni che eventualmente volete fare sull’isola.

Attenzione! Senza la prenotazione della visita non è permesso girare l’isola! Potete rimanere solo al porto e nella spiaggia li accanto, mentre il resto dell’isola di Pianosa è visitabile solamente con guida archeologica, speleologica o con le guide sportive (tipo bicicletta o kayak).

Io ho scelto la guida archeologica e alle 11.30 ci siamo trovati davanti alla casa del parco per partire con il trekking (costo guida: 10€ a testa). Ve lo indicano come trekking e richiedono calzature adatte, ma vi assicuro che non ha nulla a che fare col trekking, è una passeggiata di circa un’ora, comprese spiegazioni, completamente in piano (si chiamerà Pianosa per qualcosa, no?).

La prima cosa a cui dovete fare attenzione sono le zecche. Ad ogni fermata per le spiegazioni della guida è bene sincerarsi di non averne addosso e di – delicatamente – togliersi di dosso quelle che eventualmente dovessero arrampicarsi sulle gambe. Capiterà sicuramente, perchè è pieno di zecche, soprattutto nella parte della prigione che vi spiegherò ora.

Il Duomo e l’ingresso al carcere

Iniziamo con la guida archeologica, che ci spiega che già sotto la casa nel parco, punto di ritrovo, sono state ritrovate sepolture medievali. Addirittura queste apparivano dal mare, si narra che spuntassero le ossa dalla sabbia e che gli avventori li vedessero arrivando al porto.

Sotto le sepolture è stata rivenuta anche una villa romana di epoca repubblicana. Vicina all’attuale farmacia è stata inoltre trovata una sepoltura con corredo, sempre romana.

Sotto il paese sono presenti anche catacombe sotto il paese con un migliaio di sepolture

L’isola, ci dice la guida esperta, è uno scoglio piatto di 10 km quadrati, fatta di roccia bianca calcarea. Pianosa è infatti un accumulo di detriti formatosi su un fondale marino poco profondo (100 m circa). Il mare al tempo era un po’ più caldo di quello attuale, anche se non tropicale, e sotto ai detriti vi era una specie di barriera corallina (si parla di 15 milioni di anni fa). In sintesi, la stessa storia geologica della Puglia. La zona è stata sollevata da movimenti tettonici, e Pianosa è la parte emersa della dorsale.

Proprio grazie a questa roccia e fondale bianco, i colori dell’acqua sono stupendi. Il fondale è fatto di animali, gusci e scheletri di creature marine.

La pietra dell’isola è porosa e quindi assorbe molta acqua quando piove (anche se piove poco). Quest’acqua dovrebbe teoricamente finire in mare, ma c’è in realtà una zona in cui si sono depositate argille impermeabili che dunque contengono quest’acqua piovana e creano falde acquifere (c’è addirittura una sorgente!), dunque sull’isola non c’è mancanza d’acqua per l’utilizzo umano.

Ecco dunque forse il perchè dei ritrovamenti di reperti archeologici di migliaia di anni fa.

Gli scavi archeologici sono iniziati pochissimi anni fa, proprio perchè, fino a pochissimi anni fa, quest’isola era completamente chiusa, serviva da carcere di massima sicurezza, e tuttora vi sono restrizioni alla balneazione, navigazione ed accesso.

Il muro antico che separava il carcere dal paese

La storia della conformazione architettonica dell’isola, ovviamente è data soprattutto dalla storia dell’evoluzione del carcere. Il primo muro che incontriamo è il muro che nell’800 divide il “paese” dalla colonia di carcerati. Nel 1979 purtroppo viene aggiunto quello che possiamo tranquillamente definire un ecomostro: un muro di cemento armato che ora sta anche cadendo a pezzi, perchè in quell’anno viene istituito il carcere di massima sicurezza, comprensivo di 41bis e custodia di terroristi.

Fortunatamente cambiamo subito visione ed arriviamo al cosiddetto “Bagno di Agrippa”. Nonostante il bruttissimo catafalco di copertura, la villa romana è molto ben visibile nella sua struttura.

Studiata da un religioso locale, con l’aiuto e la manodopera dei detenuti, si apre davanti a noi quella che sembra essere la tenuta estiva di un signore romano. I reperti appartenenti agli scavi sono stati portati a Reggio Emilia, ma la guida ci spiega che di qui a breve verranno riportati proprio qui a Pianosa e verrà aperto un museo dedicato.

Una piccola parte del bagno di Agrippa

Si capisce che Pianosa sta velocemente cambiando sotto la spinta dell’apertura e del turismo, probabilmente tra 5-10 anni, se dovessi tornare, la troverei molto diversa.

Lo studioso grazie ai reperti parla di marmi colorati, mura di due metri e molte altre ricchezze… si teme che i direttori della prigione abbiano fatto razzie in tempi in cui l’isola di Pianosa era completamente chiusa all’esterno.

All’interno della villa c’è un teatro, un’area termale, e un pezzo eroso dal mare si è portato via parecchie cose, si percepisce che l’area fosse addirittura più grande di quanto mostrato ora. 

Il mare è salito di almeno un metro e mezzo rispetto a 2000 anni fa.

In acqua ci sono due vasche scavate nella roccia – vasche peschiere o piscine in mare – un vero lusso.

Questa e le altre ville ritrovate durante gli scavi, dovrebbero essere state costruite nel primo secolo e poi abbandonate. Si sa che sono state abbandonate perché non sono state trovate suppellettili, fregi o altri oggetti di utilizzo comune, quindi molto probabilmente è stato tutto svuotato prima di lasciare l’isola.

Questa villa ha anche teatro che doveva essere coperto.

Potrebbe essere stata la Villa di Augusto Agrippa o famiglia e diventò luogo di esilio per il nipote rimasto in vita dell’imperatore (Postumo Agrippa, figlio del creatore del Pantheon di Roma).

Il Chierici (lo studioso religioso che condusse gli scavi) dice di aver visto pezzi di Villa romana anche al centro dell’isola, quindi forse la villa principale era nell’entroterra.

Con la trasformazione a carcere di massima sicurezza, hanno costruito sopra a quei resti gli edifici dedicati ai mafiosi, quindi pare che non ci sia più niente.

L’obelisco del ‘900

L’obelisco del ‘900 che si trova a fianco del bagno di Agrippa, al confine con l’unica spiaggia balneabile dell’isola, indicava una secca in linea con un altro segno dall’altra parte della baia, all’altezza del porto, ma poi la secca è stata minata.

A questo punto, alla fine di una strada che sembra terminare con un muro, la guida apre una porcina laterale nell’alta cinta carceraria, ed entriamo nell’area della prigione.

L’ingresso segreto al carcere di Pianosa

Appena passati oltre, ci indica una zona in cui è stato trovato un palmento – una vasca in cui veniva messa l’uva per schiacciarla. La scoperta è stata sorprendente, poiché gli studiosi non se l’aspettavano vista la porosità della roccia.

Tutto l’interno del carcere era coltivato a grano, e la prima cosa che noterete sarà la foresta di pini di passaggio, che sono stati piantati per fare una barriera al vento forte.

Nell’interno dove c’erano una volta i campi non c’è più terreno, c’è ormai solo roccia ed è diventata una specie di savana.

Negli edifici del carcere, purtroppo, non si può entrare perché non sono messi in sicurezza, cadono a pezzi.

Ad oggi 14 detenuti in semilibertà dal carcere di Porto Azzurro risiedono qui per svolgere compiti di manutenzione e aiuto alle attività per il turismo.

L’unico edificio in buone condizioni all’interno del carcere è proprio quello dove vivono i detenuti che lavorano qui.

Lo studioso Chierici, nelle sue relazioni, narra di aver scoperto alcune cose che però nel frattempo sono state interrate. Ora la sovrintendenza sta cercando di recuperare tutto.

L’ingresso della tomba con due ambienti

Davanti a noi si apre una serie di tombe. Chierici si è fermato a due metri di scavo, noi fortunamente abbiamo la possibilità di vederne ben di più!

All’interno di questa cavità, utilizzata poi come discarica, sono stati ritrovati reperti romani ed etruschi, perfino!

Sembra, dagli studi, una tomba greca e gli archeologi non sanno ancora spiegarsi perché sia qui visto che teoricamente quest’isola era solamente un approdo per gente comune e non per nobili (in tempi antichi).

Gli scavi finora hanno trovato ben 111 tombe! Non sappiamo molto della popolazione che abitava qui.

Nella “tomba dei due scheletri” hanno trovato un corredo di ossidiana che è molto ricco (l’ossidiana si trova solo in Sardegna o nelle isole Eolie). Significa dunque che migliaia di anni fa potevano agilmente viaggiare dalla Sardegna all’Isola d’Elba!

La guida ammette che purtroppo ad oggi le informazioni apprese sono poche, e che inoltre confondono le idee degli studiosi. 

E’ anche vero che quando scavavano, al tempo, non avevano la nostra tecnologia quindi molte cose venivano buttate o considerate poco preziose, ma probabilmente se ora avessimo quelle ossa e reperti scopriremmo molto!

Passiamo all’area più moderna, verso la zona abitata. Sono presenti un forno e una caserma, sempre all’interno delle mura carcerarie. L’energia elettrica ad oggi arriva con un cavo dall’Isola d’Elba, ma fino a poco tempo fa c’era un generatore e ci raccontano che la convivenza con quel rumore era ben poco apprezzata. Ora il generatore viene attivato solo in caso di emergenza. 

E’ dal 1500 che l’Isola di Pianosa non è più abitata, rimango a dormire solamente i 14 detenuti e il personale strettamente necessario per la loro custodia e i servizi minimi turistici (bar e ricezione).

La guida ci spiega che fino all’800 sono continuate le depredazioni ad opera dei pirati e delle flotte ottomane alleate coi francesi. 

Questo significava guerre, rapimenti, razzie… forse proprio così si sono persi gli abitanti, che tra l’altro non potevano nascondersi sui monti come all’Elba, perchè l’isola qui è completamente pianeggiante. 

La veduta del porto antico abbandonato

La visita guidata termina all’altezza del Duomo, ma dopo il saluto con la guida, vi consiglio di esplorare la parte accessibile da soli: vi sembrerà di vagare per un mondo incantato, edifici storici abbandonati, con ancora le stoviglie in tavola e le case arredate. Fate un giro al porto antico, inoltratevi tra le case (ma rispettate le indicazioni di sicurezza!).

La maggior parte stanno cadendo a pezzi, il tutto ha un fascino misterioso, sembra una sorta di set cinematografico oppure una Disneyland abbandonata.

A destra del porto vecchio ci sono anche due bellissime cale, visibili solo dall’alto, con tanto di indicazioni di vasche romane anche qui.

L’area picnic e l’accesso alla spiaggia

Alla fine di queste due visite (quella guidata e quella personale), potete finalmente godervi il pic nic nel prato antistante la casa nel parco (attrezzato) o mangiare qualcosa al bar/ristorante locale.

Subito dopo, concedetevi un paio d’ore di relax a Cala Giovanna, unica area balneabile dell’isola, l’acqua è spettacolare!

Ricordatevi di puntare la sveglia… il traghetto di ritorno è solo uno e non vi aspetta!!!

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Dettagli del viaggio:
Persone: 2
Giorni: 1
Periodo di viaggio: giugno 2020
Spesa: bassa
Tipo di viaggio: gita in giornata
Mezzi utilizzati: traghetto