Una gita alle Grotte del Caglieron

Un bel sabato mattina di giugno post lockdown, ho deciso insieme alla mia amica Marika di sfruttare le bellezze del Veneto per passare una bella oretta a gustarmi alcune chicche nascoste.

D’altronde, è vero che l’Europa alla fine della pandemia ha riaperto, ma questa storia della quarantena secondo me ci ha donato una prospettiva nuova sulle cose importanti, sulle cose che davamo per scontato e su quanto di bello abbiamo in casa, o dietro casa… alla fine noi italiani e noi veneti siamo molto fortunati, leggete qui di seguito per scoprire insieme a me le Grotte del Caglieron, in località Breda a Fregona (TV).

Alle 9.30 abbiamo fatto colazione a Vittorio Veneto e dopo una mezz’ora abbiamo raggiunto le Grotte del Caglieron attraverso una stradina inerpicata su per le colline trevigiane.

Già la strada prometteva bene, non avevo mai fatto un giro nel trevigiano e tra vigne, borghi e colline sono rimasta proprio affascinata.

Le grotte del Caglieron sono un complesso di cave che uniscono grotte naturali, cascate e cave artificiali, alcune a cielo aperto, altre sotterrate nella Pietra Dolza, così chiamata perchè facilmente lavorabile (pietra dolce).

Vista della grotta più bella, a mio avviso

Arrivati alle Grotte del Caglieron abbiamo scoperto con sorpresa che erano ad accesso libero, salvo dover pagare il parcheggio 2,50€ l’ora.

Consiglio della Zia Aba: pagate solo un’ora, perché SPOILER le grotte sono bellissime ma il giro è molto breve e nel giro di un’ora, comprensivo di shooting fotografico obbligatorio, avete fatto tutto.

Per accedere alle grotte si scende attraverso una strada all’inizio sterrata che però poi diventa scivolosa perchè l’ambiente è molto umido e la sabbiolina di mischia creando fanghiglia.

Consiglio scarpe da ginnastica non con suola liscia, ma comunque l’abbigliamento quotidiano andrà bene, non sarà una scarpinata sportiva, in fin dei conti.

Un tratto del percorso sul ponte. Anche qui diventa scivoloso nonostante l’opera ingegneristica, perchè la sabbietta mischiata alla nebbiolina delle cascate crea fanghiglia

Le grotte sono all’incirca 10, se siete devoti cristiani vi piacerà cominciare il giro con la Grotta della Madonna, appena sopra al parcheggio, in cui hanno attrezzato una piccola Cappella con tanto di statua di Maria, panche per celebrare e pregare, e candelabro per le offerte votive. La storia di questa grotta è recente poiché fu adibita a cappella negli anni della Prima Guerra Mondiale come protezione per i passanti che avessero avuto necessità di passare sul fiume. E’ anche stata benedetta da Papa Luciani nel 1958.

Scendendo si incontra subito la prima grande grotta, formatasi grazie al lavoro degli “scalpellini”, gli scavatori del Caglieron che estraevano la pietra Dolza per costruire porte, stipiti, scalini, cornici, pietre angolari, ecc. Si narra che già i Romani utilizzassero questa pietra per le loro costruzioni.

La prima grande grotta che si incontra scendendo dal parcheggio.

Gli scavi son continuati fino al 1950, e da allora le piccole estrazioni che eventualmente vengono fatte servono per qualche lavoro di restauro o ritocco. 

L’escavazione risulta in grotte che sembra si innalzino in diagonale poiché per l’estrazione della Dolza era necessario seguire la “vena” che spesse volte era naturalmente inclinata di 45°, mantenendo le colonne inclinate per sostegno della volta. Tale tecnica estrattiva pare non sia riscontrabile in nessuna altra cava al mondo; si tratta di una tecnica unica!

La tipica escavazione a 45°

Questi ambienti anche di grandissime dimensioni sono stati scavati a mano! Utilizzando solamente 5 o 6 tipi di strumenti diversi, a segnale di una tecnica estrattiva secolare molto intelligente.

Curiosità: la sabbia che derivava dall’escavazione (arenaria) veniva utilizzata per la pulizia e lucidatura delle pentole di una volta (quelle in rame): un detersivo non inquinante e a costo zero!

Ma non tutte queste grotte sono cave scavate dall’uomo, alcune sono proprio grotte naturali scavate dall’azione erosiva del torrente Caglieron, che grazie alla differenza di durezza del terreno che incontrava ha potuto creare anche delle bellissime conche e cascate. 

Cascata e marmitta dove ho sognato di tuffarmi

Alla base di ogni cascata, grazie ai movimenti vorticosi dell’acqua e all’azione abrasiva dei materiali trasportati, si sono formate progressivamente delle cavità semisferiche che ben richiamano le “cagliere”, i grandi pentoloni di rame dove un tempo si faceva la polenta o il formaggio: è probabile che il nome del torrente abbia appunto questa origine.

Lungo il percorso è stato attrezzato un passaggio in legno, un ponte che si innesta passando davanti alla cascata e inserendosi in alcune grotte, che culmina tornando all’aria aperta vicino ad un mulino antico del XVI secolo, molto bello e pittoresco, che ora è adibito a bar (da Nereo).

Dopo il bar troverete un altro piccolo mulino, e risalendo anche la casa dello scalpellino dove ogni tanto fanno anche delle mostre. La salita dura 10 minuti ed è abbastanza inclinata, ma non è troppo impegnativa.

Il giro delle Grotte in sé dura poco, ma ne sarete talmente affascinati che rimarrete qualche tempo in più per guardarle da diverse angolature, prendervi un po’ di fresco se ci andate in estate, e per fare mille foto a grotta.

Un’ottima gita veloce fuori porta per noi veneti e non troppo impegnativa!

La piana del Cansiglio

BONUS: se avete finito di visitare le grotte intorno all’ora di pranzo, vi consiglio di allungare un pochino verso le montagne sopra Treviso… poco più in alto trovate la piana del Cansiglio! Uno spettacolo per passeggiare, e ovviamente… pasteggiare!

Noi ci siamo fermate alla locanda Le Rotte e poi ci siamo rilassate sulle sdraio davanti alla distesa d’erba e abeti.

Decisamente un ottimo modo per cominciare il weekend, queste Grotte del Caglieron mi sono proprio piaciute!

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Dettagli del viaggio:
Persone: 2
Giorni: 1/2
Periodo di viaggio: giugno 2020
Spesa: bassa
Tipo di viaggio: gita in giornata
Mezzi utilizzati: auto