La Sierra Leone con i miei occhi

Come già sapete se avete letto l’articolo sulla mia esperienza in Sierra Leone, sono scesa sotto il Sahara per visitare le missioni di Medici con l’Africa CUAMM in questo paese.

Sono venuta qui in visita ufficiale insieme al team di Cuamm per valutare l’impatto delle misure messe in atto in coordinamento con le autorità locali e sovranazionali per il miglioramento del sistema sanitario nazionale.

Di seguito vi descriverò quanto ho appreso durante la visita, in modo da darvi una panoramica sui progetti di Cuamm e su quanto ho appreso durante questo viaggio che non è stato turistico ma molto importante. Consiglio a tutti di fare questo tipo di esperienza.

Il viaggio non è solamente un modo per evadere dalla realtà quotidiana e rilassarsi, ma soprattutto un’opportunità di apertura verso il mondo e conoscenza di cosa c’è al di fuori del nostro piccolo paesino. Occasioni come queste sono perfette per imparare, condividere, aprire gli orizzonti, aiutare qualcuno e ovviamente far cadere muri di ignoranza e riportarli in patria anche per evolvere dai pregiudizi causati appunto dalla poca conoscenza di cosa succede veramente nel mondo.

Torniamo a Medici con l’Africa CUAMM, ONG il cui lavoro seguo da diversi anni.

Gli interventi di Cuamm vengono sempre messi in pratica dopo il coordinamento con il distretto di riferimento, in risposta alle decisioni del sistema centrale che dirama le aree di intervento alle periferie.

La free healthcare (prestazioni sanitarie gratuite) vale per le donne in gravidanza e allattamento e per i bambini sotto 5 anni. Il sistema purtroppo è molto corrotto, proprio a causa della povertà dilagante (50% disoccupazione, 50€ stipendio minimo mensile). Il medico “bianco” è anche un sistema di controllo sulla corruzione, le donne sanno che in un ospedale con il presidio medico internazionale c’è meno rischio di dover pagare, dunque la missione ha un doppio valore, oltre a quello formativo.

La Sierra Leone è piena di centri sanitari anche periferici, ma ci sono troppo pochi professionisti disponibili e pronti alle emergenze.

I PROGETTI DI MEDICI CON L’AFRICA IN SIERRA LEONE – I DISTRETTI

Il viaggio è cominciato da Freetown, la capitale, dove risiede anche il coordinamento di Medici con l’Africa CUAMM.

Una neomamma allatta il suo bambino all’ospedale PCMH in Sierra Leone, nel reparto maternità gestito da Medici con l’Africa CUAMM

A Freetown si opera soprattutto a supporto all’ospedale PCMH dove la mortalità materna è molto alta. In Sierra Leone la mortalità materna è la più alta al mondo. Quattro mamme su cento non sopravvivono al parto, e 10 bambini su 100 muoiono durante la nascita o ancora prima..

A Freetown  vive quasi la metà della popolazione dello stato, circa 3 milioni di persone.

L’ospedale PCMH è specializzato in maternità e neonatologia, con un afflusso di circa 60-80 donne al giorno, 7000 parti all’anno, il doppio di Padova. Il problema è che tutto questo è fatto con 1 medico (durante la mia visita 2 perché era in atto il passaggio di consegne ad una nuova dottoressa).

Su 10000 ricoveri ci sono 4300 complicanze. Qui arrivano soprattutto le emergenze, i parti “regolari” sono dislocati nelle unità periferiche. Quasi la metà dei parti sono complicati, e la situazione ora si aggrava poiché ne arrivano di più grazie all’apporto delle ambulanze. Si sono verificate 70 rotture uterine nel 2018. In un ospedale convenzionale la media è 3-4 l’anno. La nuova dottoressa che sta per sostituire il precedente dottore mi dice che ha visto più gravidanze eclamptiche qui in 3 settimane che in 13 anni di servizio in Burundi.

Ancora non si è capito il perché di tutte queste complicanze durante il parto, stanno studiando il fenomeno.

Una parte del problema è che, viste le credenze tribali, si pensa ancora di poter partorire in casa, e dunque le mamme arrivano in ospedali solamente quando sono in condizioni iper critiche o vicino alla morte.

PCMH è anche un teaching hospital. Operare qui è piuttosto complicato anche per la pressione del turnover degli studenti e anche perché l’ospedale è sotto i riflettori essendo universitario oltre che il più grosso del paese.

L’acqua è un problema, l’elettricità anche. Sei in pieno centro e quindi le infrastrutture non si possono riparare con facilità. Ogni anno cambia tutto il personale infermieristico per legge perché devono imparare tutto su tutti i campi quindi loro devono ricominciare daccapo.

Quest’anno, al PCMH, hanno lavorato su questi temi:

PRONTO SOCCORSO: prima era solo una stanzetta 2×2, ora hanno ampliato la sala per fare primo intervento di stabilizzazione;

BANCA DEL SANGUE: difficilissimo perché la gente non vuole donare a causa di una credenza che dice che ti ammali a donare il sangue.

In ogni emergenza grave almeno adesso c’è una sacca, dunque il messaggio sta passando: sono state fatte 612 trasfusioni d’emergenza nel 2018.

A Freetown, inoltre, risiede il coordinamento del NEMS, il servizio di ambulanze, simile al nostro 118, primo in tutta l’Africa, progettato e realizzato proprio da Medici con l’Africa CUAMM.

Cuamm arriva in questo paese nel 2012. Pujehun, a sud, viene scelto come primo centro di intervento poiché reputata la zona più povera del paese. Don Dante, infatti, mi spiega che la loro filosofia è quella dell’”ultimo miglio”: le persone a cui si rivolge l’operato di Cuamm sono quelle difficilmente raggiunte dai sistemi presenti, sono le più povere, quelle più in difficoltà.

Nel 2014 Cuamm è presente ed attivo per l’epidemia di Ebola.

Pujehun è il distretto più povero di tutti ma con il loro intervento è diventato il primo ebola free e il primo ad adottare le misure dell’emergenza con le ambulanze che poi si è espanso nel resto della regione.

Pujehun ha un solo medico i tutto il distretto per servire 350.000 persone.

A Pujehun Medici con l’Africa CUAMM ha come obbiettivi:

  • Supporto clinico con medici specializzati al servizio della pediatria e della maternita’
  • Approccio comunitario, cioè sensibilizzazione alle donne per fidarsi ed avvalersi ai servizi ospedalieri
  • Collegamento tra le unità periferiche che ricevono emergenze e l’ospedale centrale tramite ambulanze servizio NEMS.
Don Dante, direttore di Medici con l’Africa CUAMM, visita un bambino neonato in clinica assieme al personale locale

A Bo, tappa successiva, è presente un ospedale regionale dotato di circa 300 posti letto. In collaborazione con il progetto mondiale UNFPA, che si concentra a livello ospedaliero, si stanno sviluppando centri eccellenza per la salute materna. Viene formato lo staff locale in ginecologia, ostetricia e infermeria, anche grazie agli investimenti dell’OMS che sta puntando su miglioramento servizi sanitari nei paesi in via di sviluppo (per es. c’è un progetto inglese per la diminuzione del tasso di infezioni post operatorie).

Cuamm si occupa di 6 distretti in tutta la Sierra Leone, oltre alla copertura nazionale del servizio di ambulanze.

I progetti prevedono un supporto agli ospedali distrettuali, ma anche formazione e capacity building, che si traduce con il trasferimento fondi e informazioni per la gestione del budget, della struttura e delle risorse per abituare anche alla gestione nel momento in cui il personale Cuamm lascia la missione per consegnarla direttamente a pieno titolo alla comunità locale (mediamente i progetti Cuamm durano 25 anni).

Infatti, la distribuzione dei ruoli prevede pochissime figure espatriate e molte figure locali perché lo scopo è quello di far crescere l’autonomia locale e rendere sostenibile il progetto in accordo col governo.

Si può dire quindi che il governo vuole essere “formato” sulle best practices internazionali, affinchè i progetti siano sostenibili in futuro.

Cuamm è consulente diretto del Ministero della salute per emergenze ostetriche e l’installazione di banche del sangue. Al momento questo è un progetto in via di sviluppo poiché per credenze locali la popolazione ancora non si fida di donare il sangue, ma piano piano questo mito sta cedendo il passo alla fiducia nel sistema.

Una mamma ha appena partorito e si mette in posa per una foto. Appena abbassata la macchinetta mi chiede se so qualcosa di suo figlio, credendo sia un medico. Una dolcezza incredibile.

Il distretto di Lunsar – Port Loko è l’ultimo distretto in cui Medici con l’Africa CUAMM opera.

L’ospdale in mano ala congregazione Fatebenefratelli è stato chiuso durante il periodo di Ebola perché un chirurgo spagnolo e 12 infermieri sono morti a causa del contagio. Dopo ebola Cuamm ha preso il posto per riattivare i servizi in questo ospedale privato ma non for profit.

Qui, per far si che si possano erogare i servizi gratuitamente alle mamme e bambini, Cuamm rimborsa tute le spese che l’ospedale sostiene per la salute materna, che altrimenti impedirebbe alle gestanti del distretto di accedere alla sanità gratuita.

Qui a Lunsar fanno anche molta formazione di comunità perché le donne vogliono ancora partorire a casa per mantenere le tradizioni tribali ancora purtroppo in essere. La tendenza però si sta invertendo.

NEMS – 118

Questo progetto ambizioso è il primo in Africa che prevede la progettazione e realizzazione di una rete di ambulanze che possano riferire al sistema sanitario nazionale e operare in velocità in caso di emergenze sanitarie. Il progetto è finanziato dalla Banca Mondiale attraverso il governo della Sierra Leone.

Nel 2018 ha inizio da zero il progetto che ha come riferimento il nostro 118.

Il Dottor Rosi è direttore del 118 per la regione Veneto e dirige le operazioni qui in Sierra Leone insieme a Riccardo, trentenne di Monselice, Padova.

Le operazioni da coordinare sono molteplici e complicate: amministrazione, logistica, risorse umane, meccanica (officina), fleet management, e la centrale operativa che fa da centralino nazionale per tutte le emergenze.

Inoltre c’è tutta la parte di training (per ogni distretto 1000 persone in training) gestito da Crimedim (Università Insubria Novara) che ha una sezione apposita per la gestione delle catastrofi.

Il training viene erogato a paramedici e driver, e si struttura in 2 settimane per il basic life support e la guida delle ambulanze.

Attualmente, a febbraio 2019, 8 distretti su 14 sono già serviti dal NEMS, entro aprile dovrebbero aprire tutti.

Il progetto al momento prevede un totale di 49 ambulanze attive, 24/7, con sempre un paramedico e un autista presenti.

Sono circa 11 le persone di staff per ogni ambulanza quindi 500 persone sono coinvolte nel progetto.

Alla fine delle aperture degli altri distretti, si conteranno 1000 dipendenti del progetto NEMS di Medici con l’Africa CUAMM.

Ogni mese viene consegnato un report al governo, che tiene in grande considerazione questo progetto, e se ne fa vanto come una delle cose più importanti per sistemare il sistema sanitario nazionale. Medici con l’Africa CUAMM ha dunque un ruolo fondamentale nell’implementazione di grandi migliorie per la salute e la vita della popolazione sierra leonese.

A gennaio sono state attivate 2000 missioni con le ambulanze e sono stati traferiti 900 pazienti (a ottobre, inizio progetto, erano 162). I referral sono triplicati da quando hanno aperto.

In tutto il paese ci sono 1500 unità periferiche sanitarie, al momento dunque si va lì a prendere i pazienti per portarli in ospedale. In una seconda fase del progetto il numero sarà attivo anche per la popolazione generale che ora per potervi accedere deve prima recarsi ad un distretto periferico.

In Sierra Leone vi sono tre livelli sanitari: il primo livello sono centri sanitari periferici (solo infermieri), secondo livello: ospedale rurale, terzo livello: ospedale fornito (es. Freetown)

Al primo livello si raccoglie la fascia più povera della popolazione.

Prima i pazienti arrivavano in taxi o keke (simili ai tuk tuk indiani). Le madri spesso partorivano in keke.

Sorprendentemente dall’inizio del progetto, la fiducia nel sistema è cresciuta: si sono rovesciate le percentuali, ora il 70% delle referenze arriva in ambulanza, prima in keke.

Il trasporto è il problema principale dell’accesso alla sanità in questo paese: 170 ambulanze erano rimaste parcheggiate dopo ebola (non più usate dopo l’emergenza). Ora sono state sistemate ed è stata formata la flotta per il NEMS.

La sfida più grande sono le strade, dunque si tratta di una sfida logistica, poiché le condizioni delle infrastrutture sono pessime e servono veicoli adatti a superare queste difficoltà, oltre a molta manutenzione e cura da parte del personale.

Secondo i calcoli ogni ambulanza farà 150.000 km al mese una volta a regime. Pensate a quanta benzina!!!

Per ogni distretto vi è un supervisor che controlla ogni ambulanza una volta a settimana. Un veicolo di backup è pronto in ogni distretto per non interrompere il servizio.

Sono pronte un’officina centrale e 2 officine mobili con due meccanici che girano per il paese per far fronte alle emergenze meccaniche e riparazioni per garantire continuità di servizio.

Un bimbo attende la madre mentre si sottopone ad una visita

Chi chiama il servizio del NEMS è il personale sanitario e riceve la telefonata solo il personale sanitario addestrato.

Le telefonate all’inizio duravano molto perché non avevano dati sufficienti sul paziente.

Ora è stato implementato un training per accelerare i tempi con degli standard di telefonata.

Un altro problema è che non ci sono indirizzi nel paese quindi hanno dovuto istruire i collaboratori  per dare indicazioni con un codice per identificare l’unità sanitaria. Ci avevate mai pensato a questi problemi? A quante cose ci sono da controllare per implementare un progetto del genere? Cose che noi diamo per scontato ma che in realtà sono ben più difficili di come immaginiamo. Siamo fortunati, abituati alla comodità, questo tipo di problemi probabilmente non ci viene nemmeno in mente.

Al termine dei primi 6 mesi di progetto, i tre direttori italiani dovrebbero essere affiancati da risorse locali per poi lasciare tutto in mano loro nell’arco di due anni, sempre nell’ottica della sostenibilità e trasferimento di capacità alla popolazione locale.

Prima di aprire i distretti Riccardo fa una riunione con tutte le ong operanti nel luogo per stabilire connessioni e collaborazioni. Per esempio in un distretto le ambulanze sono di Medici senza frontiere.

Tutto questo serve per creare sistema, per collaborare, cooperare, unire, condividere, far si che il paese cresca e sia indipendente una volta attuata la exit strategy da parte delle ong presenti.

La Sierra Leone è dunque il primo paese africano sub sahariano ad avere il 118.

Che successo!

Potete leggere di più sui progetti di Cuamm sul loro sito: www.mediciconlafrica.org.

Se poi decidete di donare del tempo o del denaro alle loro missioni, sarà tutto molto più bello.

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Dettagli del viaggio:
Persone: 4
Giorni: 7
Periodo di viaggio: febbraio 2019
Spesa: media
Tipo di viaggio: visita istituzionale
Mezzi utilizzati: jeep, barca