Forte Zachary Taylor a Key West, una guida dettagliata

Il ranger Andrew ci accoglie al Forte Zachary Taylor a Key West

Come vi dicevo durante il racconto della terza tappa del mio roadtrip in solitaria in Florida, dedicata alle isole Keys, la parte più interessante, culturalmente parlando, è stata sicuramente quella dedicata alla visita del Forte Zachary Taylor.

Ho avuto la fortuna di capitarci davanti proprio mentre iniziava l’unica visita guidata del giorno, di cui vi riporto gran parte delle nozioni apprese, così in caso doveste trovarvi al Forte Zachary Taylor di Key West senza guida a disposizione, almeno avrete una panoramica di fatti interessanti collegati al Forte e alla storia dell’isola.

Davanti al forte

L’ingresso al Forte Zachary Taylor di Key West, che include anche l’accesso alla spiaggia riservata, costa 2,5$. Alle 11 di mattina un ranger è a disposizione dei turisti per una visita guidata del forte militare.

La spiaggia del forte Taylor a Key West

Il ranger Andrew ci accoglie dicendoci che la visita dovrebbe durare intorno ai 15 minuti, ma è tutto così interessante e lui così appassionato nella spiegazione, che tutta la ciurma di turisti (una quarantina di persone) è rimasta ad ascoltarlo per un’ora e mezza sotto il sole cocente!

LA STORIA DEL FORTE

Ogni cosa che vi scriverò da qui in poi riguardo il forte Zachary Taylor e la storia dell’isola di Key West, è stata riportata dalla sottoscritta dalle parole del ranger Andrew.

Il forte è stato costruito nel 19esimo secolo su un modello di forti francesi, replicato anche per le altre 41 fortificazioni costruite sul lato orientale degli Stati Uniti per difendersi dalle incursioni degli inglesi.

Questi forti sono stati tutti costruiti in zone di acqua profonda dove le flotte (anche quelle nemiche inglesi) correvano a ripararsi dagli uragani. Erano dunque questi i punti più esposti alle incursioni dei nemici e quelli migliori dove poterli contrattaccare.

La visita del forte Zachary Taylor di Key West comincia da fuori le originali mura, che ora non esistono più (più avanti spiego il perché delle modificazioni architettoniche del forte). La terra su cui poggiamo i piedi per entrare nel forte non era li due secoli fa: è infatti il risultato del deposito di terra recuperata a causa dello scavo di un canale sottomarino e di un canale laterale che ha permesso di ricoprire la distanza tra l’isoletta, su cui una volta sorgeva il forte, e Key West stessa. Il forte, dunque, era inizialmente delimitato da un’alta cinta muraria di 3 piani d’altezza, circondata da acqua tutt’attorno, raggiungibile solamente via nave o, per un periodo, via ponte da Key West.

La visione dall’alto della parte nuova (nera) e antica (mattoni) del forte Zachary Taylor di Key West

LA STORIA DI KEY WEST

Al tempo della costruzione del forte, Key West era un’isola ricchissima. Pensate al fatto che Miami ancora non esisteva, e quest’isola era un crocevia per un sacco di popolazioni: i new englanders arrivavano qui per gli affari, i cubani, distanti solamente 90 miglia (150 km circa) trovavano qui modo di commerciare i propri beni, tra cui i pregiatissimi sigari, i bahamiani trovavano qui un lido d’arrivo e, soprattutto… i pirati!

Le Keys infatti sono un reef corallino lunghissimo, e le navi dirette all’America continentale dovevano investire molto tempo, risorse, fatica e denaro per aggirare l’arcipelago. Qualcuno, dunque, pensava di poter arrivare più velocemente “tagliando” per le Keys, ma… il reef non salva nessuno. La quantità di navi incagliate e affondate nell’arcipelago delle Keys è impressionante.

Nel 1830-40, la legge diceva che, dei tesori marini recuperati, il 30% rimaneva in mano a chi li trovava. Ecco dunque che le isole diventarono meta di pirati, cercatori di tesori e sciacalli in cerca di fortune.

Il forte ci mise diverso tempo ad essere completato, a causa di una epidemia di febbre gialla. Nel frattempo i soldati in servizio a Key West alloggiavano nell’isola principale.

L’ingresso al forte dunque avveniva inizialmente tramite un ponte piatto che connetteva Key West, a 500 piedi di distanza, al portone principale, denominato “Sally port”: unico ingresso al forte, dotato di doppia porta, celle carcerarie e un sistema di apertura molto pesante e spesso.

D’altra parte, doveva essere un forte di protezione dagli attacchi esterni, dunque era fondamentale che l’ingresso fosse controllato e sicuro.

Durante la guerra di secessione il Sud Carolina guida la rivoluzione con la volontà di separarsi dall’unione delle colonie. Le truppe vengono a conoscenza della notizia tramite telegrafo e vogliono mettersi al riparo in caso anche la Florida decidesse di unirsi alla rivoluzione. Le truppe, infatti, rimangono fedeli al presidente degli Stati Uniti.

Decidono dunque di barricarsi nel forte, costruiscono buchi per puntare i cannoni verso la città, e non più verso l’oceano in attesa degli inglesi in attacco, e dichiarano fedeltà alla bandiera americana, che svetta in alto durante tutta la guerra di secessione.

I cannoni del forte Zachary Taylor a Key West

Quei cannoni non hanno mai sparato verso Key West, ma ricoprono comunque un ruolo fondamentale: tutte le navi che dovevano rifornire i confederati a Key West (che alla fine, appunto, si dichiarò favorevole alla secessione con tutta la Florida), passavano per quello stretto passaggio tra il forte e l’isola principale. Le più grosse, e pesanti, e dunque lente, venivano bloccate dalle truppe del forte e razziate. Un terzo delle navi che passavano in quelle acque venivano fermate. Solo le più piccole e veloci riuscivano ad arrivare a terra.

Da due portoni situati ai due lati del Sally port, nella parte interna, si accedeva alle altre zone comuni necessarie alla vita quotidiana dei soldati nel forte: cappella, cucine, uffici, carceri, si trovavano tutti al primo piano del forte. Nei piani superiori le camere dei soldati ed altri uffici. Nelle cantine, le cisterne che contenevano l’acqua utile alla sopravvivenza.

I CANNONI E IL SISTEMA DIFENSIVO

Uscendo da Sally port e dirigendosi a destra si accede all’area d’attacco dove sono ancora presenti alcuni cannoni utilizzati per gli attacchi alle navi.

Il forte, nelle sue parti fondamentali, è costruito in granito, materiale abbastanza resistente da sopportare attacchi e poter funzionare da punto d’appoggio per i cannoni e le relative rotaie necessarie a far ruotare i cannoni e cambiare angolazione per mirare meglio alle navi (guardate per terra, noterete ancora la striscia arrugginita di dove erano originariamente collocate le rotaie). Il resto della costruzione, essendo il granito molto pesante e molto costoso (arrivava direttamente dal Connecticut, nel nord), è stato costruito in mattoni rossi.

Dunque, come poteva un forte militare difendersi dall’impatto dei cannoni delle navi al largo essendo costruito solo con dei mattoni rossi?

I mattoni del forte non si incrociano: un ottimo sistema difensivo!

Grazie all’ingegno del disegno originale del forte francese: la facciata esterna in mattoni prende tutto l’eventuale impatto dalle cannonate ricevute e non trasferisce energia di ritorno all’edificio principale, perché quel muro esterno poggia su fondamenta diverse e si disperde nell’acqua delle cisterne. Per questo i mattoni della facciata e dell’edificio principale non si incrociano mai, ma si sfiorano solamente, così non si trasferiscono energia a vicenda (geniale!).

Se il muro difensivo viene abbattuto, lo si può ricostruire in pieno perché è staccato completamente dalle mura principali.

Inoltre, rimanendo sotto le arcate dell’area dedicata ai cannoni, si sente una favolosa brezza correre da sinistra a destra. Non dipende dal clima, ma sempre dal progetto ingegneristico del forte: in fondo a destra, infatti la costruzione è aperta e permette al sole di riscaldare i mattoni di quell’area, che a loro volta fanno scaldare l’aria, che sale ed esce dall’apertura, come in una cappa di un camino, e fa quindi spazio per l’aria fredda che “corre” verso questa parte di trincea e crea questa brezza che al tempo serviva per far uscire velocemente il fumo dei cannoni dopo i lanci delle bombe (geniale 2!).

 

In questa occasione ho imparato anche una curiosità particolare: il lancio dei cannoni dell’epoca aveva una gittata massima di 3,1 miglia. E’ per questo motivo che il confine delle acque internazionali è stato fissato proprio in questa distanza!

Nel frattempo, con l’avanzamento tecnologico, un nuovo tipo di cannone era pronto, e, se quelli precedenti potevano perforare un muro di 6 pollici, ora possono sfondare un muro di 6 piedi!

Ecco perché il forte cambia conformazione: i tre piani sopraelevati vengono totalmente eliminati (se fosse arrivata una cannonata al piano superiore, il forte sarebbe crollato su se stesso).

Contemporaneamente iniziò la guerra ispanico-americana, cioè la guerra con Cuba, durata 3 mesi, che ha portato alla costruzione di un nuovo muro difensivo: hanno deciso di sbriciolare i mattoni ricavati dall’abbassamento del forte, li hanno mischiati altri materiali simil-cemento e hanno costruito un ulteriore muro molto profondo per proteggersi dagli attacchi dall’altro lato (guardando il forte dal Sally port, lato sinistro, vedrete un muro fatto di materiale misto), perché i vecchi muri di mattone non potevano resistere ai nuovi cannoni.

Ovviamente, anche il forte si è dotato di cannoni di ultima generazione, ma… cosa farne dei vecchi, ingombranti, pesantissimi cannoni? Rispedirli indietro era troppo costoso, anche se la ferrovia passava da qui (e proseguiva per tutte le Keys fino alla Florida: è il ponte arrugginito che ora si vede a lato del ponte principale mentre percorrete le Keys in macchina). Dunque li hanno sotterrati a sinistra del forte, ricoprendoli di sabbia, e dando così un ulteriore rinforzo alla difesa di quel lato di fortificazione. Sono stati scoperti da poco, e sono ancora in mostra mezzi insabbiati.

I cannoni sotterrati al Forte Zachary Taylor di Key West

Potete vederli salendo la scala della sezione “nera” del forte. Da lì potrete anche godere della vista dell’oceano dal forte.

Tutta questa parte sabbiosa che ora forma la spiaggia del Forte, a cui è possibile accedere per fare il bagno o un pic-nic, non esisteva, come detto sopra, ed è dunque diventata la parte più a sud dell’America continentale, battendo di poco quello che ancora oggi si chiama il Southernmost Point, a qualche metro da dove vi trovate ora.

 

La bandiera dell’unione (non originale, ovviamente) sventola ancora in mezzo al campo del forte. Curiosità: non si tratta della bandiera degli Stati Uniti attuale, questa presenta infatti solamente 34 stelle, ossia 34 stati annessi al tempo dell’installazione, poi notoriamente diventati 50 con la finale annessione di Alaska e Hawaii.

 

Il resto della mia visita è poi proseguita verso le altre Keys, potete leggere di più qui.

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Se vi siete persi le tappe precedenti, eccole qui: tappa 1 (Orlando), e tappa 2 (Miami).

 

Dettagli del viaggio:
Persone: 1
Giorni: 1 (viaggio intero 6)
Periodo di viaggio: agosto 2018
Spesa: bassa
Tipo di viaggio: roadtrip
Mezzi utilizzati: macchina a noleggio