24 ore alle isole Keys, roadtrip in Florida

In questo punto il ponte arrugginito è avvicinabile a piedi. Una visione suggestiva!

Il mio road trip in solitaria in giro per la Florida è già finito, ma non vi ho ancora raccontato delle tappe successive alle prime due di Orlando e Miami.

Arriverà a breve anche un post dedicato al riassunto del roadtrip e a tutte le informazioni organizzative, così chi vuole ripeterlo può prendere spunto.

È ora dunque di raccontarvi la terza tappa: le isole Keys!

Primo pensiero: perché ho deciso di fare questa cosa in Agosto?

Secondo pensiero: ma quanto sono lunghe le Keys?

Terzo pensiero: ma perché l’alga rossa doveva arrivare proprio mentre sto visitando questo paradiso dello snorkeling?

Andiamo con ordine, ecco le mie 24 ore alle Keys, partendo da Miami.

INGRESSO ALLE KEYS

La mia scelta è stata quella di dirigermi direttamente all’isola più lontana: Key West, dove si narra di aria elettrica nelle strade centrali e acque cristalline dove potersi tuffare pensando di essere ai Caraibi.

Le Keys sono isole coralline che si estendono per svariati chilometri a sud della Florida, all’interno del Golfo del Messico, talmente lunghe da arrivare a sfiorare l’isola di Cuba (90 miglia di distanza e molti contatti durante la storia di cui vi parlo meglio qui).

Il termine Key deriva proprio da Cayo, termine utilizzato dagli indiani che abitavano qui quando le isole sono state poi “scoperte” dagli americani, e che significa appunto “isola corallina”.

Key West è anche il punto più a sud degli Stati Uniti, ed infatti il primo punto di interesse che mi sono recata a “visitare” è proprio il pilone che segna questo punto geografico, il Southernmost Point.

Si tratta di un effettivo pilone di cemento dove tutti si fanno la foto un po’ come se fosse la Tour Eiffel del luogo.

Curiosità: quello non è più l’estremità effettiva, poiché durante gli anni, a causa di scavi architettonici, altri punti più a sud vennero creati riempiendo parte di mare con la sabbia e la terra ricavata da quegli scavi. Non stupitevi, dunque, se guardando una cartina geografica noterete che Southernmost point è stato “battuto” da altri lembi di terra.

Il southernmost point a Key West – il punto più a sud degli USA

GIRARE PER KEY WEST

Sono disponibili anche in quest’isola, come a Miami, biciclette a noleggio per poterla girare in comodità, io ho scelto di camminare perché l’isola non è molto grande e per poter apprezzare maggiormente gli angoli più nascosti.

Quello che mi è piaciuto di più è stato il lato urbanistico della città: un sacco di casette dal sapore caraibico, bahamiano, vittoriano, quasi tutto il legno e con colori sgargianti, insieme alle palme fanno proprio respirare aria di Caraibi.

Trovate una bella galleria di case nel mio Instagram.

Scendendo a Southernmost point mi sono poi diretta a destra camminando per Whitehead Street, dove troverete il faro (che è possibile visitare) e la casa dove ha vissuto per anni l’immenso Ernest Hemingway, ora trasformata in museo.

Lungo le strade troverete un sacco di “gatti locali”: sono galli e galline che vi accompagneranno nelle passeggiate. Una visione abbastanza stramba, a cui vi abituerete molto presto.

Le famose galline di Key West

Un po’ dappertutto, inoltre, troverete uno sticker che recita il motto dell’isola (sulle macchine, all’angolo di una casa, ecc.): “One human family”. L’isola e le Keys in generale sono conosciute per essere un luogo in cui le culture si incontrano facilmente, le persone vogliono vivere in pace e si mischiano credi e provenienze diverse. Questo, in parte, anche per la sua storia: indiani, americani, spagnoli, cubani, inglesi. Un po’ tutti sono passati di qui e hanno lasciato un segno importante. Ora l’isola è un meltin’ pot di culture e sorrisi.

VITA NOTTURNA A KEY WEST – IL TRAMONTO – DUVAL STREET

Essendo arrivata a Key West nel tardo pomeriggio, la mia passeggiata si è svolta in orario happy hour e sentendo della musica blues provenire da un locale lì vicino, mi sono fermata per assaporare una birra, della buona musica live e soprattutto un po’ di vita locale.

Il locale si chiamava Green Parrot Bar, un blues bar dove ogni sera ci sono diversi gruppi e band che animano l’aria per gli avventori, principalmente locali, poco turismo: c’erano alcuni operai appena usciti dal lavoro che si abbracciavano e saltavano con la birra in mano, una scena da film. Nota di colore: c’è una vecchia macchina da popcorn arrugginita che però fa ancora buonissimi pop corn messi a disposizione gratuitamente per gli avventori del locale.

Il Green parrot bar a Key West, dove mi sono fermata a bere una birra ed ascoltare un concerto blues

Alle fine della via vi troverete catapultati in Mallory Square, la piazza principale della città e isola, dove ogni sera (!) si svolge la celebrazione del tramonto.

Il “baracchino” dove mi sono fermata ad assaggiare la guacamole a Key West, dopo il tramonto

Mi sono quindi diretta al molo dietro Mallory square dove artisti di strada intrattengono i turisti e passanti durante l’attesa del tramonto. Troverete giocolieri, musicisti, artigiani, cuochi, baracchini con cibo e bevande, di tutto! Un percorso molto colorato e non troppo commerciale, sembra proprio una festa locale. Curiosità: gli artigiani e street food accettano carte di credito e applicano le tasse sullo scontrino! Per un’italiana questa è una novità 😉

Io personalmente mi sono fermata ad osservare un giocoliere funambolo con i coltelli, acquistato un elefante da un artigiano che lavorava il ferro davanti agli occhi dei passanti, e gustato la guacamole fatta al momento da una coppia marito-moglie in un baracchino chiamato “Holy Guacamole”.

Appena finisce il numero del giocoliere che state osservando, dirigetevi in fretta sull’estremità del molo, altre centinaia di persone stanno aspettando il tramonto come voi e vale la pena essere in prima fila per godersi questo meraviglioso panorama.

Il tramonto da Mallory Square, a Key West

In alternativa potete anche noleggiare una barca o una “capanna galleggiante” con annesso bar personale con cui salire con amici per poter navigare intorno al molo.

Il tramonto sarà reso ancora più spettacolare dalle canzoni degli artisti di strada che sentirete in sottofondo in lontananza.

Io mi sono emozionata parecchio quando, proprio nel momento di maggiore intensità della sfumatura arancione del cielo, il chitarrista dietro di noi ha cominciato a intonare “Imagine” di John Lennon.

E’ stato un momento di comunione con la natura e l’umanità di forte risonanza. Mi sono commossa (trovate il video su Instagram).

 

Dopo il tramonto mi sono ri-immessa in Mallory square dove troverete musica, ristoranti, locali dove bere ottimi cocktail, una piazza commemorativa di tutti i personaggi importanti per la storia di Key West e il museo dei relitti.

Scendendo per Duval Street, la via principale del paese, troverete, letteralmente, di tutto: ristoranti, bar, cocktail bar, negozi di souvenir, rivendite di sigari cubani e locali, locali notturni per soli uomini, il quartiere arcobaleno, ristoranti messicani, gallerie d’arte, negozi di artigianato, vestiti, e… peni…

Insomma, la città è molto viva e colorata, soprattutto di sera.

 

COSA VISITARE A KEY WEST

La mattina seguente mi sono svegliata di buona lena per andare a fare del sano snorkeling.

D’altra parte, siamo nelle isole coralline in mezzo al Golfo del Messico, se non ti godi il mare qui…

Peccato che il meteo non fosse favorevole e il vento fortissimo impedisse di vedere il fondale addirittura nella zona più adiacente alla spiaggia dove speravo nella poca profondità dell’acqua e quindi nel minor influsso dello scuotimento delle acque…

Mi sono quindi seduta su uno dei tavoli da picnic della spiaggia del Forte Zachary Taylor e ho scritto e letto un po’.

Alle 11 c’era una visita guidata al forte, e per fortuna ne avevo letto a riguardo entrando nel parco perché ne è valsa la pena di farsi un’ora e mezza sotto il sole! Culturalmente, direi la cosa più bella vista in questo roadtrip (insieme al museo di Dalì a Saint Petersburg di cui vi parlerò più avanti).

A questa visita dedico un post a parte, perché vale la pena avere le informazioni che ho ottenuto dal ranger che ci ha accolto in caso vi fermaste per visitare in orario fuori visita guidata.

Il ranger Andrew ci accoglie al Forte Zachary Taylor a Key West

Dopo la visita al forte mi sono diretta nuovamente verso Duval Street dove ho pranzato all’Old Mexican Cafè (sto ancora sognando quel lobster shrimp taco con avocado e salsa all’ananas) e mi sono messa in macchina per raggiungere la seconda isola in cui mi volevo fermare: Key Largo.

KEY LARGO

Innanzitutto, non credete che solo le destinazioni fossero importanti in questo roadtrip in solitaria in Florida. Il viaggio è stato fondamentale per godermi appieno questa esperienza.

La parte di viaggio nelle Keys, sicuramente è stata quella più commuovente: passerete tra le isole e sopra il mare su lunghissimi ponti che vi faranno godere della vastità dell’acqua anche se siete in macchina. Se vi piace l’idea, pensate al noleggio di una cabrio!

Il punto più scenico è sicuramente il 7 miles Bridge, che corre lateralmente ad altri due ponti usati nei secoli scorsi per le ferrovie che connettevano le Keys al continente. I ponti sono ormai in disuso da anni e stanno crollando a pezzi sotto la forza delle intemperie, ma offrono un panorama particolare ed inedito (e su uno potete anche avvicinarvi per una foto sullo strapiombo).

In questo punto il ponte arrugginito è avvicinabile a piedi. Una visione suggestiva!

Sono quindi arrivata a Key Largo, passando per Islamorada e le altre isole mediane (Key Largo è l’ultima delle Keys, ossia la più vicina alla Florida continentale).

Il passaggio da Key West a Key Largo è stato lunghissimo: più di due ore sotto il sole cocente, nemmeno l’aria condizionata della macchina è servita ad aiutarmi a reggere la temperatura.

Arrivata a Key Largo nel pomeriggio, mi sono recata al centro informazioni turistiche che mi ha indicato come miglior punto di esplorazione della barriera corallina il John Pennekamp Coral Reef State Park.

Pronta per immergermi nelle acque cristalline e fare la conoscenza con la fauna marina di quest’area protetta, mi è andata male anche qui: la famigerata alga rossa di cui si è tanto sentito parlare per i tg, aveva invaso le due baie a disposizione.

Oltre al fatto che non era possibile vedere nulla in acqua a causa dello schermo dell’alga, l’odore che emanava era nauseante, sono dovuta andare via immediatamente perché non riuscivo a rimanere in zona nemmeno per godermi la spiaggia o la vegetazione circostante.

Insomma, a livello barriera corallina ed esplorazione marittima, stavolta mi è andata male…

Pazienza, è ora di pensare alla prossima tappa, in viaggio immediato per Florida City, dove ho pernottato per visitare le Everglades!

Per quello, un altro post a brevissimo.

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Potete anche leggere delle due precedenti tappe del mio roadtrip in Florida qui (Orlando) e qui (Miami).

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Dettagli del viaggio:
Persone: 1
Giorni: 1 (viaggio intero 6)
Periodo di viaggio: agosto 2018
Spesa: bassa
Tipo di viaggio: roadtrip
Mezzi utilizzati: macchina a noleggio