10 motivi per cui dovresti fare trekking in Nepal

Preghiere nepalesi e picchi himalayani

La domanda più comune, probabilmente la prima che mi viene fatta riguardo alla mia esperienza di avvicinamento al Campo Base dell’Everest, è proprio: “ma perché l’hai fatto?”.

Ci sono tanti motivi per cui si dovrebbe inserire questo tipo di esperienza nella propria bucket list, io ho anche i miei personali che aggiungerò a fine articolo, ma preferisco prima elencarvi i 10 motivi oggettivi per cui dovreste decidere di programmare al più presto il trekking in Nepal per raggiungere il Campo Base dell’Everest.

Ponte “tibetano” sospeso in Nepal – Trekking in Nepal 
  1. Perché almeno un’esperienza estrema nella vita la dovete fare!

La vita è una sola, va vissuta con intensità dal primo all’ultimo momento, e un viaggio del genere è un concentrato di energia, emozioni, fatica, determinazione, stupore, scoperta, lotta contro se stessi, che vi stravolgerà sia fisicamente che psicologicamente. Un turbinio di emozioni che risveglierà ogni singola cellula del vostro corpo!

 

Ritorno dal Campo Base dell’Everest – Trekking in Nepal
  1. Perché vi riempirete gli occhi di tantissimi paesaggi naturali diversi

La camminata comincia con un paesaggio montano “classico”: il corso d’acqua Khumbu e l’altitudine media vi apriranno scenari simili a quelli delle nostre Dolomiti. Più si sale di quota più ci si avvicina alla Luna: la folta vegetazione diminuisce e comincerete ad essere circondati da pietre, sabbia e roccia. Arriverete infine a godere di un paesaggio inedito per chiunque non sia mai salito a certe altezze: il misto di ghiaccio e roccia sarà sconvolgente nella sua potenza e purezza: la morena del ghiacciaio dell’Everest sarà uno dei ricordi che vi porterete a casa con più forza.

  1. Perché scoprirete qualcosa di più di voi stessi

Sarete soli con voi stessi, il vostro unico mantra sarà “cammina, vai avanti, spingi sulle gambe”. Affrontare la fatica, i dolori fisici, il clima, il fiato che manca, la sabbia nel naso, senza alcuna possibilità di distrarsi (non osate portarvi le cuffiette, isolarvi dal cammino non porterà benefici, anzi!), vi farà concentrare su voi stessi. Ci sarà poco spazio per chiacchierare, sia perché avrete poco fiato e lo risparmierete, sia perché ognuno andrà col proprio passo e non necessariamente sarete tutti appaiati in camminata. L’unica cosa che potrete fare sarà parlare con voi stessi. E scoprirete cose che non pensavate di poter ammettere.

  1. Perché sarete costretti a staccare completamente dalla vostra quotidianità

Come detto, l’unico obbiettivo sarà quello di arrivare alla fine della giornata di cammino. Concentrerete tutte le energie fisiche e mentali per raggiungere l’obbiettivo, e vi verrà automatico: non dovrete impegnarvi, non dovrete fare del training autogeno per rilassarvi, sarà un processo mentale automatico. E se anche dovesse venirvi in mente qualcosa della vostra quotidianità, sarà così distante che sarà tutto relativo.

  1. Perché ve lo chiederete 100 volte al giorno mentre lo state facendo ma vi risponderete sempre “perché non l’ho fatto prima?”

È successo anche a me: ogni giorno, soprattutto nei momenti di affaticamento estremo, mi sono chiesta come cavolo mi fosse venuto in mente di imbarcarmi in questa avventura. Ed ogni giorno, all’arrivo alla tappa designata, al primo boccone di cibo, vi sentirete soddisfatti in pieno della vostra scelta e della vostra vita. Penserete che tutti devono fare questa esperienza una volta nella vita e diventerete automaticamente ambasciatori di questo viaggio.

  1. Perché l’allenamento necessario vi farà stare meglio

È innegabile: anche il lato fisico farà la sua parte nel vostro benessere. L’allenamento per arrivare è duro e costante, e il viaggio stesso vi metterà alla prova duramente. Il fisico sarà iperattivo e sollecitato. Ne guadagnerete in salute, probabilmente perderete qualche chiletto nel processo, e comincerete così una routine di salute che difficilmente abbandonerete. Da quando ho cominciato l’allenamento per l’Everest, non ho mai smesso, nemmeno dopo che son tornata, anche se ora con altri obbiettivi.

  1. Perché fa bene alla salute, all’umore e alla prospettiva di vita

Camminare fa bene alla salute, il vostro corpo vi restituirà in positività l’energia che state usando per spingere con le gambe e la vostra prospettiva di vita sarà più rosea: non solo sarete più sani, più ricchi per l’esperienza vissuta e quello che avete visto, ma avrete anche un piccolo spazio mentale in cui rifugiarvi nei successivi momenti di quotidianità che vi turberanno al vostro ritorno: tornerete con la mente al benessere che avete provato e tutto vi sembrerà più colorato. Come in una storia d’amore.

  1. Perché costa poco rispetto ai vantaggi che offre

Due settimane di trekking in Nepal, tutto compreso (cibo, viaggio, hotel e lodge, due guide e viaggi interni) sono costate circa 2000€. Due settimane. Tutto compreso. Conoscete tanti altri viaggi di questa durata, di questa portata emotiva, con mete così fuori dai tracciati commerciali, che costino così poco? Tutto quello che vivrete in questa esperienza vale molto di più di quello che pagherete per vedere Kathmandu e camminare sul ghiacciaio dell’Everest.

  1. Perche guarderete le cose da un altro punto di vista

Vi sentirete liberi, rigenerati, rinvigoriti, più sani (di corpo e di mente), troverete la giusta distanza dalle cose. Vedrete come vivono le popolazioni nepalesi, godrete delle gioie della natura, mangerete dell’ottimo cibo, vi rigenererete con la bellezza del recupero post-faticata. Come dice il mio amico Zibba, vedrete tutto quanto “da un punto lontano, come dall’universo”. E quale miglior posto rispetto all’Everest per vedere le cose dall’alto…

 

Preghiere nepalesi e picchi himalayani
  1. Da ultimo, perché no?

È il vero motivo per cui l’ho fatto io. Ce l’avevo nella bucket list. Ho sentito una persona vicina parlare del fatto che si stava organizzando per salire, e la mia risposta è stata, semplicemente “vengo anche io, perché no?”. Cosa state aspettando?

 

Un altro motivo è molto più personale e deriva dal fatto che mio padre mi parlava dell’Everest già quando avevo 10-12 anni. Lui voleva salire in cima, ma poi per impegni di lavoro non l’ha mai più fatto. Questa volta l’avrei portato io, cavoli! L’avremmo fatto insieme, ero grande abbastanza! E invece, sempre per colpa del lavoro è rimasto a casa.

Ma stiamo già organizzando la prossima avventura, proprio con lui. E non manca molto, quindi… stay tuned e organizzate il vostro viaggio sull’Everest!

 

Se volete avere una panoramica del viaggio cliccate qui, e se volete sapere che itinerario ho seguito per il trekking in Nepal, questo articolo ve lo spiega in dettaglio.

Avete già visto il video della mia esperienza? 3 minuti di riassunto con una mia canzone, proprio qui.

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